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Mi sposerò la figlia morta dell’orefice

Tor Ulven

Poemi

Mi trovo sotto un albero di mani affamate

No

Sto sotto NULLA

Vado in isolamento

un assoluto vuoto ed isolamento

Attraverso il deserto miglio dopo miglio

E l’ultima città

l’ho lasciata dietro di me da tanto tempo

Vado da un grande dubbio

vado da un dubbio

che si dilegua da un dubbio più grande.

Perché sto in silenzio

anche quando ho una bocca

Perché sto fermo

anche se ho piedi

Perché non riesco a guardare

malgrado abbia occhi

Perché non riesco a urlare

anche se sono immerso in questa miseria

perché sono fatto di pietra.

C’è qualcosa che non posso raggiungere

Non so cosa sia

Stendo la mano verso esso…

Aria, aria… aria!

Cosa stai cercando nel cielo?

Sto cercando un’immagine di un’inesistente stella.

Con i miei due occhi

dall’altra parte

devo raggiungere/accedere le tenebre.

Ma chi poterebbe discernere la differenza

tra tenebre e verde?

Viaggerò a Eridu

e ornerò i vasi rotti

con l’immagine di capra rosso-corno

Andrò a Eridu

e sposerò la figlia morta di dell’orefice

e di sera

seduto sulla soglia della porta

Sento il sorriso del vicino

e le mosche nuove nate volano

attorno al bagliore della lampada d’olio!

Sì, ora

Improvvisamente, vedo l’albero di castagne

Nel buio, contemplando fiori bianchi:

Noi siamo polvere.

Tor Ulven

(1953-1995)

Tor Ulven era un poeta norvegese. È considerato uno dei maggiori poeti dell’epoca norvegese del dopoguerra. Ha vinto diversi premi letterari tra cui i più importanti premi della letteratura norvegese.

Le sue prime opere, costituite da versi tradizionali di poesia modernista, sono stati fortemente influenzati da André Breton e il movimento surrealista. Ma durante gli anni 1980 ha sviluppato una voce più indipendente, sia dal punto di vista stilistico che tematico. La parte successiva del suo lavoro consiste principalmente di prosa. Si suicidò nel 1995 a Oslo, la città dove era nato.

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