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Il signor Faibene

Il signor Faibene

 

“Esiste qualcosa come l’amore dimentico di sé?” domandò qualcuno.

Per tutta risposta il maestro disse:

“Il signor Faibene attendeva ansiosamente, mentre gli angeli del paradiso esaminavano i suoi trascorsi.

Alla fine, l’angelo che teneva i registri alzò gli occhi ed esclamò:

“Ma è fantastico. E’ inaudito! In tutta la tua vita non hai commesso neppure il più piccolo peccato…

Neppure un peccatuccio in un’intera esistenza!

Ogni tua azione è stata un atto di carità.

Ora, in quale categoria possiamo ammetterti in paradiso?

Non fra gli angeli, perché non sei un angelo.

Non fra gli esseri umani, perché non hai una sola debolezza;

perciò dobbiamo rimandarti sulla terra per un giorno perché tu possa commettere almeno un peccato…

e tornare qui come un essere umano!”

Il povero signor Faibene, senza un peccato, si ritrovò all’angolo di una strada della sua città natale, infelice e sconcertato,

ma deciso ad allontanarsi almeno di un piccolo passo dalla retta via.

Passò un’ora, poi due, poi tre, e il signor Faibene era ancora lì a domandarsi, perplesso, che cosa dovesse fare.

Così, quando una donna grande e grossa gli fece un cenno, egli rispose alacremente.

La donna era tutt’altro che giovane o carina…

ma era il suo passaporto per il paradiso; così decise di passare la notte con lei.

Quando vide che albeggiava, il signor Faibene guardò l’orologio.

Doveva far presto. Ancora mezz’ora e sarebbe stato riportato in paradiso.

Ma, mentre si andava rivestendo, gli si gelò il sangue:

l’anziana signora gli stava dicendo dal letto:

“Oh caro, caro signor Faibene, che grande atto di carità hai compiuto questa notte!”.

Shock di un minuto

Anthony de Mello

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